Posted by Società Italiana Brevetti on Marzo 27, 2015

[:it]Metodi agricoli tradizionali di incrocio e selezione non ostano al brevetto sulla pianta[:en]Use of traditional agricultural cross and selection methods no longer bars plant patenting[:]

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BREVETTO EUROPEO

I metodi di coltivazione tipici dell’agricoltura tradizionale non saranno più ostacolo alla protezione brevettuale di piante.

Lo ha stabilito la Commissione di Ricorso a Sessioni Congiunte (Enlarged Board of Appeal, nel seguito EBA) dell’EPO nelle attese decisioni G0002/12 (Tomatoes II) e G0002/13 (Broccoli II), emesse entrambe il 25 marzo 2015.

I procedimenti essenzialmente biologici per la produzione di piante o animali sono esclusi dalla brevettabilità ai sensi dell’Articolo 53(b) della Convenzione sul Brevetto Europeo.

In due decisioni precedenti (G 0001/08 e G0002/07), l’EBA aveva chiarito il significato di procedimento essenzialmente biologico per la produzione di piante ed animali, dando una definizione assai ampia di tali procedimenti, definizione che tuttavia lasciava irrisolti alcuni importanti interrogativi.

Il principale di questi era se una pianta dotata in sé dei requisiti di brevettabilità potesse essere oggetto di brevettazione anche se prodotta attraverso un procedimento essenzialmente biologico, quindi in sé escluso dalla protezione brevettuale. In pratica si intendevano i tradizionali processi di incrocio e selezione tipici dell’agricoltura classica, però capaci di produrre una nuova pianta dotata di caratteristiche tecniche idonee a conferirle novità e inventività.

Ebbene, con le due recenti decisioni la EBA ha dato risposta, affermando che:

1. L’esclusione dei processi essenzialmente biologici per la produzione di piante e animali ai sensi dell’Articoli 53(b) EPC non causa effetti negativi sulla ammissibilità di una rivendicazione di prodotto diretta a piante o materiali derivati quali parti di pianta.

2a. Il fatto che le caratteristiche del procedimento citato in una rivendicazione product-by-process intesa a proteggere piante o loro parti, ad eccezione di varietà di pianta, definiscano un “procedimento essenzialmente biologico” per la produzione di piante o animali non rende la rivendicazione inammissibile.

2b. Anche il fatto che il solo metodo a disposizione alla data di deposito della domanda di brevetto per produrre l’oggetto rivendicato (i.e. pianta) fosse un processo essenzialmente biologico, descritto nella domanda stessa, non rende la rivendicazione diretta alla pianta o sue parti inammissibile.

3. Quindi è del tutto irrilevante se la protezione conferita da una rivendicazione di prodotto includa la produzione del prodotto rivendicato attraverso un procedimento essenzialmente biologico in sé escluso dalla brevettabilità ai sensi dell’Articolo 53(b) EPC.

Le due decisioni avranno un impatto assai forte e produrranno verosimilmente uno dibattito rovente tra interessi contrapposti rappresentati dalle associazioni degli agricoltori/costitutori, da una parte, e dalla grande industria dell’agricoltura e alimentazione dall’altra.

Finora, infatti, i procedimenti di coltivazione tradizionali erano stati considerati monopolio dell’agricoltura tradizionale e costituivano, assieme alle “varietà vegetali”, un blocco produttivo disgiunto e indipendente dalla protezione brevettuale delle invenzioni “tecniche”. Queste due nuove decisioni sembrano destinate a causare un affievolimento della soglia di demarcazione tra queste le due realtà, aprendo la porta a pericolose sovrapposizioni.

Non meno importante è il fatto che le due decisioni, benché riguardino ottenimenti vegetali, stabiliscano principi assoluti applicabili anche all’allevamento.

Le conseguenze di queste due decisioni necessitano di ulteriori approfondimenti.

27 marzo 2015

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La sentenza “broccoli”: non brevettabili i processi essenzialmente biologici dei vegetali[:en]

A plant breeding method that is typical of traditional agriculture is no longer an obstacle to patent protection for plants.

Such are the holdings of the Enlarged Board of Appeal of the European Patent Office in decisions G0002/12 (Broccoli II) and G002/13 (Tomato II), both issued on 25 March 2015.

Essentially biological processes for the production of plants and animals are excluded from patentability under Article 53(b) of the European Patent Convention.

In two earlier decisions (G0001/08 and G0002/07) the Board had clarified the meaning of “essentially biological process for the production of plants and animals”, offering an extremely wide definition of them which left several important questions unanswered.

The main question was whether a plant which – as such – meets patentability requirements can be the object of a patent even if it is obtained through an essentially biological process, which is itself excluded from patent protection. In practice, the question was what would happen if a traditional cross and selective process typical of classical agriculture were to produce a new plant with technical features endowing it with novelty and inventiveness.

In last week’s decisions, the Board answered that question as follows.

1 The exclusion of essentially biological processes for the production of plants and animals under Article 53(b) EPC does not have a negative effect on the allowability of a product claim concerning plant or material deriving therefrom, such as plant parts.

2 a The fact that the process features of a product-by-process claim, directed to plants or plant material other than a plant variety, define an essentially biological process for the production of plant does not render the claim unallowable.

2 b The fact that the only method available at the filing date for generating the claimed subject-matter is an essentially biological process for the production of plants disclosed in the patent application does not render a claim directed to plants or plant material other than a plant variety unallowable.
3 Therefore it is of no relevance that the protection conferred by the product claim encompasses the generation of the claimed product by means of an essentially biological process for the production of plants excluded as such under Article 53(b) EPC.

The two decisions will have a very strong impact and will most likely cause a red-hot debate between opposing interests represented by the associations of growers and breeders on one side and big agriculture and food industry on the other.
So far, traditional agricultural methods had been considered a monopoly of traditional agriculture and were seen, along with “plant varieties”, as a separate productive world, unrelated to patent protection for “technical” inventions. The two above decisions seem bound to cause a blurring of the boundary between these two realms, opening the door to dangerous overlapping.

Just as importantly, although the two decisions concern achievements of plant breeding, they establish absolute principles, applicable also to animal breeding.

Decisions G0002/12 and G002/13 and their possible consequences deserve further careful, in-depth consideration.

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