Posted by Laura Ercoli on Aprile 10, 2024

[:it]Cosa prevede l’AI Act sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale[:en]How the EU’s Artificial Intelligence Act deals with the protection of intellectual property rights[:]

[:it]L’AI Act, nuovo regolamento europeo sull’uso dei sistemi di intelligenza artificiale, è stato approvato definitivamente ed entrerà in vigore tra qualche mese: ma cosa prevede per il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale? Ecco una breve sintesi dei punti essenziali. 

“Artificial Intelligence Act” (AI Act) è il nome con cui è noto il nuovo regolamento dell’Unione Europea riguardante l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale, approvato definitivamente il 13 marzo 2024 (qui il testo approvato) e che inizierà ad entrare in vigore tra i 6 ed i 36 mesi successivi alla data di pubblicazione del Regolamento in Gazzetta Ufficiale, prevista per l’estate 2024.Proprietà intellettuale e intelligenza artificiale

Considerato il primo testo legislativo sull’intelligenza artificiale al mondo, l’AI Act è nato con il due obiettivi principali: prevenire i potenziali rischi derivanti dai sistemi di intelligenza artificiale e dai loro possibili utilizzi, e al contempo evitare che un eccesso di limitazioni impedisca lo sviluppo ulteriore nell’Unione Europea delle tecnologie basate sull’intelligenza artificiale.

Ma cosa prevede il nuovo regolamento per quanto riguarda i diritti di proprietà intellettuale? Qui sotto i punti essenziali, anticipati in maggiore dettaglio in un recente articolo di Carlo Lamantea sulla proposta di regolamento.

Rispetto delle norme UE sul diritto d’autore

Tra i sistemi di intelligenza artificiale contemplati dall’AI Act sono compresi i sistemi di tipo ‘generativo’ (ad esempio ChatGPT) che necessitano di grandi dataset per il loro addestramento – ovvero di contenuti spesso protetti da diritti d’autore appartenenti a terzi. L’uso di materiale protetto dal diritto d’autore per l’ammaestramento di tali sistemi ha già originato diverse dispute legali riportate con più o meno enfasi anche dalla stampa generalista.

L’AI act in realtà non contiene norme specifiche riguardanti la proprietà intellettuale; tuttavia impone il rispetto della Direttiva dell’Unione Europea n. 790/2019 (nota come “Direttiva Copyright”), specie per quanto riguarda gli aspetti legati allo scraping delle banche dati, appunto necessario per l’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale. Se per gli scopi scientifici l’attività di text and data mining è permessa anche senza l’autorizzazione dei titolari dei diritti, l’attività di estrazione in generale può avvenire solo quando l’utilizzo per tali fini non sia stato riservato in modo espresso dai titolari. In entrambi i casi, l’accesso alle opere deve essere avvenuto legittimamente.

Va detto inoltre che l’AI Act impone ai fornitori dei servizi di intelligenza artificiale di rendere disponibile una sintesi dei contenuti utilizzati per l’addestramento del modello seguendo un preciso template, sviluppato dall’Ufficio europeo per l’Intelligenza Artificiale (European AI Office). Tale sintesi, anche se non dettagliata a livello tecnico, dovrà essere completa e tener conto della necessità di proteggere i segreti commerciali e le informazioni aziendali riservate.

Obbligo di rispetto del diritto d’autore esteso ai soggetti extra-UE

Gli obblighi previsti dall’AI Act riguardanti il diritto d’autore dovranno essere rispettati da qualsiasi fornitore che immetta un sistema di intelligenza artificiale nell’Unione Europea, a prescindere dalla giurisdizione in cui il sistema sia stato addestrato. Il fornitore stesso dovrà inoltre applicare una policy atta a rispettare la legislazione in materia di diritto d’autore dell’Unione Europea. L’obiettivo è garantire condizioni di parità tra i vari fornitori operanti nel territorio dell’unione, per evitare che fornitori provenienti da giurisdizioni con norme meno rigorose in materia di diritto d’autore godano di un vantaggio competitivo.

Prime reazioni in Europa

Il giorno seguente l’approvazione dell’AI Act nella sua forma definitiva, le 17 organizzazioni europee più rilevanti nel settore creativo e culturale hanno pubblicato una dichiarazione congiunta in cui si riconosce l’importante progresso rappresentato dal nuovo regolamento, ma si richiede di mettere in atto meccanismi efficaci per la sua applicazione, e di coinvolgere le associazioni firmatarie nella redazione dei template con i quali i fornitori di sistemi di intelligenza artificiale ‘‘per scopi generali’ (tra i quali i sistemi di IA generativa come ChatGPT) dovranno presentare i dati e le informazioni con cui i sistemi sono stati addestrati.

Ringraziamo Carlo Lamantea per aver contribuito a questa notizia.[:en]The European Union’s Artificial Intelligence Act, a new regulation concerning the use of artificial intelligence systems, has been definitively approved and will come into force in a matter of months: here’s a summary of how it deals with the protection of intellectual property rights.

A new regulation of the European Union concerning the use of artificial intelligence, widely known as “Artificial Intelligence Act” (AI Act), was definitively approved on 13 March 2024 (approved text here); it will enter into force gradually between 6 and 36 months after its publication in the Official Journal of the European Union, expected to take place during the summer of 2024. Proprietà intellettuale e intelligenza artificiale

Considered the world’s first-ever legal framework on artificial intelligence, the AI Act with two main objectives in mind: to prevent potential risks arising from artificial intelligence systems and from their use, and at the same time to avoid the danger of thwarting, through an excess of regulation, the further development in the European Union of technologies based on artificial intelligence.

So how does the AI Act deal with the protection of intellectual property rights? Here are the essential facts in a nutshell. Our Carlo Lamantea’s recent article on the proposal for the new regulation goes into greater detail. 

Respect of EU copyright law

The artificial intelligence systems regulated by the AI Act include so-called “generative” systems (such as ChatGPT) that need be trained using large datasets – meaning content on which third parties often hold copyrights. The use of copyrighted material for instructing such systems has already given rise of several law suits, that have been widely reported on.

Truth be told, the AI Act includes no specific provisions concerning intellectual property rights; The AI Act does, however, state that providers of artificial intelligence models must comply with the European Union’s Copyright Directive No. 790/2019, notably in connection with the “scraping” of databases, which is necessary to train artificial intelligence systems. Although the directive does allow data mining activity without the authorization of right-holders for scientific purposes, extraction activity in general can only take place if use for such purposes has not been expressly reserved by the owners. In both cases, access to the material must have occurred legitimately.

Finally, it should be noted that the AI Act requires artificial intelligence service providers to make available to the public a summary of the material used for model training, drafted according to a precise template developed by the European Artificial Intelligence Office. Such a summary, although not technically detailed, must be complete and take into account the need to protect trade secrets and confidential company information.

AI systems trained outside the EU must comply with EU copyright law

The AI Act’s obligation to respect European Union copyright law extends to any operator introducing an artificial intelligence system into the European Union, regardless of which jurisdiction the system has been trained in. The operator itself will also have to apply a policy concerning the respect of European Union copyright rules.

The aim is to prevent operators from jurisdictions where copyright rules are less strict from enjoying a competitive advantage, and thus to offer a level playing field to all operators within the union’s territory.

Early reactions in Europe

The day after the approval of the AI Act’s definitive version, Europe’s 17 foremost organisations in the creative and cultural sector published a joint declaration recognising that the new regulation is a major step forward, but also calling for mechanisms to apply the new rules effectively and asking for the signatory organisations to be included in drafting the templates that providers of “general purpose” artificial intelligence systems (including generative systems such as ChatGPT) must follow to publish data and information employed for training the systems.

Thanks to Carlo Lamantea for contributing to this news item.[:]

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