[:it]Nuova versione trattato su tutela internazionale indicazioni geografiche: interessati produttori USA[:en]The Lisbon Agreement’s Geneva Act: American origin-based producers express interest[:]
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INDICAZIONI GEOGRAFICHE
Proteggere le indicazioni geografiche a livello internazionale sta diventando una priorità in un mercato globale affamato di prodotti tipici di qualità: anche i produttori degli Stati Uniti dimostrano interesse per le possibilità offerte dalla nuova versione dell’Accordo di Lisbona.

Il successo crescente dei prodotti tipici di qualità sui mercati globali porta con sé un aumento del rischio di contraffazioni e dunque una maggiore richiesta di strumenti di tutela.
I paesi che non dispongono di norme specifiche sulla protezione delle indicazioni geografiche stanno quindi cominciando a dimostrare interesse per la nuova versione del trattato internazionale, amministrato dall’ Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI), detto Accordo di Lisbona sulle Appellazioni di Origine e sulle Indicazioni Geografiche (Accordo di Lisbona).
L’Accordo di Lisbona facilita la protezione internazionale delle appellazioni di origine (AO) e delle indicazioni geografiche (IG). Una versione aggiornata di questo trattato, chiamata Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona, è stata adottata il 20 maggio 2015.
Le novità sostanziali introdotte dall’Atto di Ginevra sono:
• Flessibilità sulla modalità che gli stati possono prevedere per conferire protezione per le AP e IG, fra le quali l’uso della normativa sui marchi in assenza di una normativa specifica sulle AP e IG.
• Salvaguardia per i diritti anteriori di marchio e altri diritti anteriori, quali i nomi personali e le denominazioni di varietà vegetali e razze animali.
• Possibilità di contestare o invalidare gli effetti di una registrazione internazionale nei singoli stati facenti parte dell’Accordo di Lisbona.
• L’accessione all’Atto di Ginevra è aperta alle organizzazioni competenti per la protezione delle IG (ad esempio l’Unione Europea e l’Organizzazione Africana della Proprietà Intellettuale).
• Nuova definizione delle AO e IG e del loro ambito di protezione.
• Gli stati possono richiedere il pagamento di una tassa individuale.
• Notifica della concessione della protezione.
Le modifiche sono state concepite specificamente per aumentare il numero degli stati membri dell’Accordo di Lisbona e in particolare per attrarre gli stati che non hanno legislazione specifica sulle IG.
Uno di questi paesi sono gli Stati Uniti, il cui rappresentante presso la conferenza diplomatica dell’OMPI sull’Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona, tuttavia, ne aveva criticato l’adozione, esprimendo preoccupazione sia per il contenuto del nuovo atto che per la procedura seguita per la sua approvazione.
Nonostante ciò qualche giorno fa, stando a questo comunicato, l’associazione American Origin Products Association (AOP) che rappresenta circa 6000 produttori americani, ha espresso un forte interesse per la nuova versione dell’Accordo di Lisbona quale mezzo per ridurre i costi che i produttori associati devono sostenere per proteggere le proprie IG.
Il ragionamento dell’AOP è irreprensibile: i produttori di IG sono spesso piccole imprese che non dispongono delle risorse per proteggere un marchio proprio. Una IG invece può essere registrata e gestita da un’organizzazione o consorzio di produttori, ed utilizzata dal singolo produttore a un costo molto basso.
L’interesse dell’AOP è forse da leggere come un segnale che gli Stati Uniti possano effettivamente prendere in considerazione l’adesione all’Accordo di Lisbona? Solo il tempo potrà dirlo.
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GEOGRAPHICAL INDICATIONS
International protection for Geographical Indications is becoming a priority in a world market hungry for origin-based quality products: US producers show an interest in the possibilities offered by the Lisbon Agreement’s new version.
The world markets’ growing appetite for origin-based quality products (Chianti wine or Parmigiano-Reggiano cheese, to name a couple of Italian examples) mean that more of these products need to be protected from fakes, look-alikes and other frauds.
Countries that do not have specific legislation concerning the protection for the names of origin-based quality products are therefore starting to show an interest in the new version of the international treaty administered by the World Intellectual Property Organisation, called The Lisbon Agreement on Appellations of Origin and Geographical Indications (the Lisbon Agreement).
The Lisbon Agreement facilitates the international protection of Appellations of Origin (AOs) and Geographical Indications (GIs). An updated version of this agreement, known as the Geneva Act of the Lisbon Agreement, was adopted on 20 May 2015.
The essential changes introduced by the Geneva Act are:
• flexibility about how countries may provide protection for AOs and GIs, including through trademark system if no AO or GI system is in place
• safeguards for prior trademark rights and other prior rights such as personal names, plant varieties or animal breed denominations
• possibility to challenge or invalidate the effect of an international registration in single jurisdictions within the Lisbon system
• accession to the Geneva Act is open to international organisations competent for GI protection (e.g. European Union and African Intellectual Property Organization)
• new definition of AOs and GIs and of their scope of protection
• countries may request payment of an individual fee
• grant of protection will be notified.
The changes are designed specifically to attract new members to the Lisbon Agreement, notably those states that have now specific legislation on GIs.
One of such countries is the United States, whose representative at the WIPO diplomatic conference on the Geneva Act of the Lisbon Agreement, however, criticised the adoption and indeed expressed concern both about the act’s content and its approval process.
Nonetheless last week, according to this press release, the American Origin Products Association (AOP), representing about 6,000 US producers, expressed a strong interest in the new version of the Lisbon Agreement as a means to reduce the costs that its members must bear to protect their GIs.
The AOP’s reasoning is flawless: origin-based producers are often small enterprises lacking the resources to protect their own trademarks. GIs can be registered and managed by producer organisations and used by single producers at a fraction of the cost of an individual registration.
But can the AOP’s expression of interest be taken as an early sign that the United States might actually consider becoming a member of the Lisbon Agreement? Time will tell.
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